Ancora sull’abolizione delle Province

Di Maxim ·

26 May 2010 · In Articoli 

La manovra finanziaria potrebbe sopprimere d’autorità le province con meno di 220.000 abitanti, a meno che non si trovino in regioni a statuto speciale o che non confinino con stati esteri. A parte l’evidente l’intento di salvare alcuni presidenti amici (Imperia, Sondrio) o amicici (Asti), che razza di criterio sarebbe, e che benefici porterebbe?
Ne scrissi anni fa.
La provincia, allo stato attuale, è con tutta evidenza un ente inutile, o quantomeno tragicamente inefficiente. Impiega, tra dipendendenti diretti, esternalizzati, consulenti e amministratori, almeno un migliaio di persone (per una spesa di almeno 50.000.000 € annui, per stare bassi) e non fa praticamente nulla, se non (poca) manutenzione stradale e coordinamento scuole. Chiunque sia passato tra i corridoi degli uffici provinciali non potrà che avere visto gente che chiacchiera, gioca a carte, dorme, mangia, si assenta per ore per i casi suoi ecc. Perchè, a parte tutto, da fare c’è veramente poco.
Concordo, però, con le principali obiezioni di chi ne contesta l’abolizione, e cioè la sperequazione che si indurrebbe per quelle aree marginali dei territori che si verrebbero a trovare non rappresentate a livello istituzionale (il comunello montano di 200 abitanti che deve parlare con il centro di potere regionale distante centinaia di km e in tutt’altre faccende affaccendato) e la sostanziale inefficacia di un tale provvedimento quanto a contenimento dei costi, dato che i dipendenti non sarebbero comunque licenziati.
Province quasi inutili, comuni minuscoli, Regioni troppo grandi o troppo potenti… E se si riformasse l’articolazione dello Stato eliminando il livello intermedio, ingrossando quello basso (meno comuni e più grandi) e riducendo ed indebolendo quello alto (regioni più piccole e con meno poteri)?
Se ne potrebbe parlare.

Comments

Un commento a “Ancora sull’abolizione delle Province”

  1. nfd - 31 May 2010 09:01

    Molto interessante. In primis, l’errore di tagliare alcune province solo per fare cassa, senza porsi il problema di un ridisegno complessivo dell’architettura istituzionale.
    Sono d’accordo con meno comuni e più grandi a cui però darei anche meno poteri in favore delle province (meno province con più poteri).
    Sulle Regioni c’è il problema che sono troppo diverse per dimensioni tra di loro e che hanno potere solo di spesa (sanità) e non di imposizione fiscale (quali tasse impongono le regioni? quasi niente, vivono all’80% di trasferimenti statali).
    Comunque, giusto porre il tema, anche qualora si vogliano abolire li province non si fa così.

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