A Roma: un po’ di ecosostenibilità
Di Erica Lenzi
Ecopolis dal 13 al 14 Aprile nella capitale, un evento fieristico composto da workshop e stand espositivi, attinenti alla tematica dell’ evento.Si voleva parlare di Urbanistica ecosostenibile, si voleva creare un punto d’ incontro tra imprenditori virtuosi nel campo dell’ ecologia, innescare così meccanismi di rete imprenditoriale e di sapere. Risultato?
Esponenti delle istituzioni assenti, bassa affluenza, livello dei convegni mediocre, interlocutore urbanistico italiano inesistente e arreso ai bei risultati stranieri mostrati,lontani anni luce dalla realtà delle città italiane. L’ evento romano aveva l’ aspirazione di essere un luogo di dibattito che portasse i motori dell’ ecosostenibilità a tuonare anche in Italia, che però non si smentisce mai: innovazione lenta e in ritardo.
Negli altri paesi d’ Europa si sono semplicemente accorti che se il 50 % della popolazione mondiale vive nelle città,e che se il 75 % dell’ energia globale prodotta viene impiegata ed usata nel “sistema città”, forse è il caso di stare più attenti alla stessa progettazione dei centri abitati, alla possibilità di rendere ogni spesa energetica priva di sprechi e conforme all’ ecosostenibilità.
In Italia si definisce urbanistica quell’ insieme di interventi continui e slegati dei vari architetti, non si è mai avuta una progettazione della città regolare e ragionata : la città cresceva, e cresce, in modo spontaneo, seguendo il progetto dell’ architetto che riesce a far valere di più il proprio “genio “ e seguendo gli speculatori che riescono a far valere di più i propri profitti.
Non è cosi che l’ Urbanistica degli altri paesi funziona : visioni strategiche, ordine e regole rispettate, progettazione ed elaborazione di Master Plan che hanno la forza di sopravvivere nei processi esecutivi. Costatazione degli sprechi energetici delle città, analisi in relazione al territorio delle risorse rinnovabili migliori da impiegare : ecco che nascono interi quartieri ecosostenibili.
Si tende ad attribuire la diversità dell’ Urbanistica Italiana al fatto che questa sia una competenza regionale e che poi tutti i comuni si occupino del proprio Piano regolatore generale, mentre negli altri paesi l’ urban planning è qualcosa di più centralizzato e di competenza pubblica sovracomunale. Questo permette al resto d’ Europa di costruire città del futuro come Stoccolma, che ha un evidente ecosostenibilità che nasce da una visione strategica forte.
Chi dovrebbe essere il regista di una progettazione ecosostenibile? La classe politica, ovvio. Un politico burocrate ormai troppo avanti con gli anni per stare attento ai grandi processi innovativi dell’ Europa e del mondo può farcela? Domande retoriche che ci si deve porre quando anche ad Ecopolis si verifica il solito gap italiano tra le forze produttive e quelle di governo. Ecopolis ha voluto ritagliare uno spazio nel corso della” due giorni” di premiazione per le esperienze imprenditoriali italiane più interessanti dal punto di vista ecologico : ancora una volta l’ innovazione dell’ Italia sembra essere possibile solo grazie all’ iniziativa individuale e più dinamica della rete dei piccoli- medi imprenditori. Esperienze virtuose dipendenti unicamente dalla buona volontà e da una maggiore o minore sensibilità dell’ imprenditore rispetto alla tematica ambientale.
La città è un sistema organico complesso, sono importanti tutte le componenti,ed è positivo che settori come ad esempio l’ imprenditoria funzionino bene,il punto è che il cervello in un sistema organico non può non esserci. Una mente che governi e coordini per rendere ottimale il sistema in ogni sua parte. Ecopolis ha cercato di accorciare le distanze tra le città italiane e le future city,non ha raggiunto lo scopo,ma ha indicato la strada,resta da sperare che qualcuno di intrepido raccolga l’ impresa ancora tutta da compere.
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